moniaandreani.it

l'attenzione è la forma più rara e più pura di generosità – Simone Weil

– Rifugiati nella rete, presentazione del libro online.

Si è tenuta lo scorso 3 giugno la presentazione online, decisa per ovviare al problema dell’emergenza sanitaria da Covid-19, del libro “Rifugiati nella rete. Dall’accoglienza alla cura”. E’ possibile rivederla sul canale Youtube Alternativa Libertaria Media.
Rifugiati nella rete‘ è edito da Franco Angeli.

– Un omaggio ed un percorso di studio


Prisma. Economia Società Lavoro, anno X, n. 1, 2019
A Monia: percorsi umani, sociali, filosofici

E’ uscito per l’editore Franco Angeli il numero di “Prisma”, semestrale di analisi economica e sociale (IRES Marche) dedicato a Monia Andreani.
Undici contributi in forma di saggio raccontano il pensiero, il lavoro, la persona:
la curatrice del fascicolo, Fatima Farina, è riuscita a coinvolgere la maggior parte delle persone che hanno lavorato a progetti editoriali con la filosofa Monia Andreani (1972-2018) prematuramente scomparsa e della quale ricorre, il 27 maggio, l’anniversario.
Un tributo non solo dato col pensiero ma col cuore, nella forma della pubblicazione scientifica, che ha richiesto molto lavoro, intessuto relazioni, recuperato ricordi e riflessioni, spaziando dagli anni novanta ad oggi tra libri scritti, lezioni, sfide intellettuali.

Quella di Andreani è “Una perdita gigantesca”, come scrive la curatrice citando Patrizia David, ricordando come Monia abbia oltretutto preso parte alla Redazione di Prisma. Del raro stile intellettuale della filosofa, rigorosa e creativa al contempo raccontano i contributi al numero, aprendo con l’editoriale di Fatima Farina  “Cura, vulnerabilità e vita”, cui seguono:

“La giovane favolosa. Storia di Monia come storia di tutte”, di Francesca Palazzi Arduini,

“Cara Monia. Une réflexion sur ton travail et ta manière d’être au monde”, di Rada Ivekovic,

“Coltivare la differenza perché la soggettività eccede l’identità”, di  Alessandra Vincenti,

“Relazionalità e politicità nella filosofia di Monia Andreani”, di Libero Federici,

“Figlie pietrificate? Genealogie e (nuove) relazioni politiche”, di Giovanna Vingelli,

“No one should feel out of place. Novissimo dialogo fra Mondi e Axel”, di Simone Brunetti,

“Caregiving: etica e relazione di cura”, di Roberto Lala e Luca Nave,

“Monia Andreani e la Rete Milanese vulnerabili”, di Andrea Armocida,

“La forza irresistibile della vulnerabilità”, di Lucia Tancredi,

“Monia Andreani anima libera e libertaria”, di Lia Didero.

E’ possibile leggere l’introduzione, ed acquisire la versione digitale degli articoli (tramite Download Credits) o richiedere il fascicolo cartaceo sul sito dell’editore Franco Angeli.

 

– Donne e fantastico, una citazione da Twilight.

Donne e fantastico. Narrativa oltre i generi.


Da Giuliana Misserville, Donne e fantastico. Narrativa oltre i generi, ed. Mimesis, Milano, 2020.

“Consumismo e conformismo hanno molto a che fare con la costruzione del mondo di Twilight anche se il giudizio sulla saga di Meyer non è assolutamente unanime. Altre studiose hanno messo in rilievo piste di riflessione dal tono e dai contenuti più generosi. Tra queste Monia Andreani, che a Twilight ha dedicato uno studio assai acuto, sostiene come il ciclo di Meyer proponga nuove maschilità e femminilità suscitate da un orizzonte comune segnato dall’etica della cura, non più confinata alla dimensione privata e alle relazioni ma relativa alla dimensione pubblica. Scrive Andreani:

I personaggi della saga di Twilight sono prodotti dalla cultura degli Stati Uniti e nascono nel periodo di lutto collettivo dopo le vicende dell’11 settembre. In quanto vampiri hanno dimestichezza con la morte: sono morti alla loro vita umana, al calore del loro corpo, alle relazioni con gli altri umani, e sono entrati – senza consolazione alcuna – in una eternità di lutto. Nessuno dei loro cari li ha potuti piangere e ha potuto dare loro sepoltura, sono spariti nell’invisibilità di una vita da reietti, senza identità e senza potersi congedare dalle persone amate. Ormai vampiri potrebbero vivere da soli nella loro condizione superiore, senza mettere a repentaglio la loro sicurezza per aiutare chi è diverso, eppure non è questo che fanno. Proteggono gli umani dal rischio di patire le sofferenze che loro hanno vissuto nell’impossibilità di morire e di trovare pace. La posizione di vantaggio su tutti gli altri, così come Butler (Judith n.d.r.) descrive la posizione di supremazia del “primo mondo” rispetto al resto dell’umanità, serve loro solo come spinta per riconoscere la vulnerabilità fisica degli altri e la propria vulnerabilità nel coinvolgimento emotivo. (Andreani 2011, pag. 113-114)”

 

(cit. Monia Andreani, Twilight. Filosofia della vulnerabilità, EV edizioni, 2011).

-Rifugiati nella rete, Dall’accoglienza alla cura. Dedicato a Monia.

Finalmente uscito il libro “Rifugiati nella rete. Dall’accoglienza alla cura” che vede come di Andrea Armocida , Marzia Marzagaglia , Monia Andreani, Francesca Magli , Cristina Cattaneo. Il libro contiene una postfazione di Andrea Armocida dedicata a Monia Andreani, ispiratrice  e parte attiva del gruppo di lavoro che ha dato vita al testo. Prossimamente una presentazione.

Presenta il libro l’editore, Franco Angeli, sul suo sito:

Attraverso il racconto dell’esperienza della Rete Milanese Vulnerabili, considerata una best practice sullo scenario nazionale e di cui qui viene descritta la struttura organizzativa e operativa, il volume ha il desiderio di scrivere di una Milano che dal 2013 si occupa di accoglienza e cura nei confronti delle persone richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e umanitaria. Un tema centrale e foriero di riflessioni culturali e civiche alle quali non è più possibile sottrarsi.

Questo libro nasce dal desiderio di scrivere di una Milano che dal 2013 si occupa di accoglienza e cura nei confronti delle persone richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e umanitaria. Attraverso la costituzione della Rete Milanese Vulnerabili, il Comune di Milano, il Servizio di Etnopsichiatria dell’Ospedale Niguarda, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense della Sezione di Medicina Legale dell’Università degli Studi e Casa della Carità hanno dato vita per primi a un sistema di collaborazione tra istituzioni pubbliche e del privato sociale, volto alla presa in carico globale e integrata della persona richiedente o titolare di protezione internazionale, in situazione di vulnerabilità fisica e psicologica. L’esperienza della Rete Milanese Vulnerabili, considerata già una best practice nello scenario nazionale, presenta in queste pagine la sua struttura organizzativa e operativa e fornisce la possibilità al lettore di comprendere quale sia il dialogo profondo sui casi: un dialogo che si sviluppa a partire da culture professionali diverse e che nel tempo ha costruito una modalità concettuale e pratica di interazione del tutto originale, innescando una riflessione etico/deontologica tutt’altro che scontata. Nell’attuale scenario nazionale e globale, la cura e la presa in carico integrata dei migranti vulnerabili, oltre ogni definizione precostituita, resta un tema centrale e foriero di riflessioni culturali e civiche alle quali non è più possibile sottrarsi.

Andrea Armocida è assistente sociale settore immigrazione presso il Comune di Milano.

Marzia Marzagalia, psichiatra, è referente del Servizio di Etnopsichiatria dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano.

Monia Andreani è stata ricercatrice in Filosofia politica presso l’Università per Stranieri di Perugia e docente di Teorie dei diritti umani presso lo stesso istituto e di Bioetica presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.

Francesca Magli, antropologa culturale e forense, lavora presso Labanof, Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano, dove si occupa di valutazione di età su minori non accompagnati e di vittime di tortura.

Cristina Cattaneo, professore ordinario di Medicina legale presso l’Università degli Studi di Milano, è direttore di Labanof, Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano.

Indice

Il contesto migratorio e i suoi cambiamenti
(Francesca Paltenghi, Chi sono i rifugiati; Barbara Lucchesi, Chi è il minore straniero non accompagnato; Maria Luisa Inversini, Chiedere asilo in Italia; Maria Luisa Inversini, La Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Milano; Bibliografia)
Andrea Armocida, Il sistema di accoglienza in Italia e a Milano
(Arrivare in Italia attraversando il Mediterraneo; L’immigrazione in Italia dal 2013 a oggi; Analisi critica del sistema di accoglienza italiano: dall’emergenza alla integrazione; Il sistema di accoglienza a Milano dal progetto “Morcone” a oggi)
Andrea Armocida, La Rete Milanese Vulnerabili
(Cosa è e come funziona la Rete; Il ruolo del Comune di Milano nella costruzione di un modello multiprofessionale integrato; L’individuazione di riferimenti etici e deontologici condivisi per il trattamento dell’utenza vulnerabile; La Rete oggi)
Competenze e attori della Rete
(Antonella Colombo, L’Ufficio Rifugiati del Comune di Milano: segretariato sociale, accoglienza e tutela giuridica; Marzia Marzagalia, Il Servizio di Etnopsichiatria; Cristina Cattaneo, Francesca Magli, Il Servizio di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Milano; Peppe Monetti, Don Virgilio Colmegna, L’accoglienza vulnerabili: Casa della Carità; Annamaria Lodi, Simona Boffi, Daniela Ghiringhelli, Davide Garofalo, Paola Pavesi, L’accoglienza ordinaria: Farsi Prossimo; Roberto Bestazza, La visione transculturale: Terrenuove; Lorenzo Tomai, Comunità Progetto: non solo vitto e alloggio)
Andrea Armocida, Giovanna Clerici,
Modalità di accesso alla rete e discussione sui casi
(Introduzione; A.: il libanese cocainomane; D.: una storia di schiavitù; S.: il ragazzo stuprato; B. il sarto: quando il dolore diventa sofferenza psichica; J. e P.: “i fratelli inseparabili”)
Andrea Armocida, Marzia Marzagalia, Cristina Cattaneo, Francesca Magli, Le considerazioni conclusive
(Intuizioni, visioni e prospettive; Conclusione)
IlhamAllah Chiara Ferrero, Alberto Scanni, Postfazione
Andrea Armocida,
Dedicato a Monia.

– Due contributi di Monia ed un Progetto a partire dalla sua ricerca


Due saggi
di Monia Andreani usciti a fine 2018 e nel 2019:
in “La partecipazione politica femminile tra rappresentanza formale e sostanziale“, volume a cura di Domenico Carbone e Fatima Farina (Franco Angeli, collana di Sociologia, 2019), il saggio di Monia Andreani “Il privato è politico: ripensare il rapporto tra spazio privato e spazio pubblico a partire dalla cura“, il testo è stato pubblicato raccogliendo l’intervento di Monia Andreani al convegno SISP di Urbino (settembre 2017).
Il secondo contributo è quello presente in “Capitale sociale e territorio. Prospettive ed evidenze empiriche“, a cura di Viviana Calzati e Donatella Padua (Franco Angeli – Sociologia del territorio, 2018), si tratta di “Capitale sociale e sviluppo locale: il caso della cooperativa Iris bio, modello dell’economia eco-solidale.”
Sempre nel 2018, ora con aggiornamenti, è presente alla pagina del Progetto Insieme sul caregiving pediatrico integrato, un sunto in pdf delle teorie esposte nel libro “Questioni etiche nel caregiving” (Carocci 2016), il Progetto, sostenuto da impresa sociale Art32 onlus come capofila, e coordinato dalla dott. Maria Cristina Mencoboni, viene attuato in provincia di Pesaro e Urbino, nelle località che hanno visto la filosofa abitare e situare la sua ricerca sul campo (ambiti sociali territoriali VI e VII).

 

– Due incontri in maggio


Si terranno nel mese di maggio due incontri:
– a Urbino, il 16 maggio alle ore 16, Aula sospesa D1, Polo Volponi, “A Monia Andreani, filosofa, collega, amica“. Seminario a partire dal libro “La partecipazione politica femminile tra rappresentanza formale e sostanziale” (a cura di Domenico Carbone e Fatima Farina) volume che contiene un saggio di Monia Andreani, “Il privato è politico”.
-A Perugia, presso Palazzina Lupattelli, il 27 maggio alle ore 18 presso aula studenti Andreani, iniziativa commemorativa con incontro sul libro “Questioni etiche nel caregiving. Contesto biopolitico e relazione di cura” (Carocci 2016), parteciperà l’ autrice della prefazione al libro, prof. Elena Pulcini (Università di Firenze), interventi di colleghi e colleghe. Nella giornata sarà inaugurata una mostra d’arte di Valeria Andreani.

– Il terzo incluso, una recensione ritrovata


Il 3 maggio 2006 Monia Andreani concludeva il suo dottorato in Antropologia filosofica e fondamenti delle Scienze presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”.
Il lavoro di quel dottorato veniva pubblicato nel 2007, e di questo una corposa recensione firmata da Alessandra Morini veniva pubblica nel maggio 2009 sul sito recensionifilosofiche.it.
Poiché ci segnalano che il sito web recensionifilosofiche.it non è più attivo, pubblichiamo qui questo interessante testo che, pur non prendendo in considerazione i temi del pensiero filosofico femminista, rende una inquadratura filosofica generale molto accurata del lavoro estremamente complesso e completo della filosofa. (FPA).

Andreani, Monia, Il terzo incluso. Filosofia della differenza e rovesciamento del platonismo.
Roma, Editori Riuniti, University Press Filosofia, 2007.

È possibile emancipare la filosofia dal suo statuto disciplinare e dalla settorializzazione dei suoi domini d’indagine, per attingere al flusso vitale da cui si è posseduti quando si viene “chiamati” alla riflessione? Il libro di Monia Andreani attualizza tale possibilità nel testo – ovvero nel contenuto della tesi “forte” sostenuta dall’autrice – e attraverso il testo nel suo farsi rappresentazione dell’esperienza di pensiero. La rappresentazione costituisce non solo una modalità ma uno snodo concettuale che traccia lo sviluppo di tutta l’argomentazione, conducendoci in un’immersione nella storia della metafisica.

La tesi dell’autrice è condensata nel titolo che articola un chiasmo tra due versanti. Da una parte, viene intessuta la trama della “filosofia della differenza” intesa come piano comune su cui si stagliano tre personalità eminenti della filosofia francese contemporanea, ovvero Deleuze, Derrida e Foucault.
Dall’altra, «Il libro intende mostrare che Deleuze, Derrida e Foucault non si limitano a lavorare per una fine della metafisica attraverso il rovesciamento del platonismo, ma assumono alcuni elementi aporetici del pensiero platonico […] e li radicalizzano in una nuova interpretazione» (p.12). I filosofi della differenza innescano un rapporto con il testo platonico che si emancipa dall’indagine filologica e si lancia in un corpo a corpo con l’autorità teoretica che si trova all’origine della metafisica, scandagliandola archeologicamente.
Si profila così – riprendendo Bergson – la possibilità di superare l’impasse della questione sull’autenticità dell’origine e di accostarsi alle sorgenti dell’indagine filosofica per interrogarsi non più sui Greci ma con i Greci.

I tre capitoli in cui è strutturato il testo promuovono una maieutica della riflessione che s’incarna nel concetto di differenza e ne dispiega la portata, giungendo a sancire l’inscindibilità di ontologia ed etica. «È infatti il terzo, come elemento a se stante rispetto al due della divisione, il punto centrale di articolazione del concetto di differenza. […]Il Terzo che emerge dalla lettura rovesciamento di Platone compiuta dai filosofi della differenza, ha una caratterizzazione espressamente ontologica, perché in esso trova spazio il concetto di differenza come divenire della differenza, flusso evenemenziale dell’essere […]E questo Terzo ha anche un carattere etico perché, soprattutto con la riflessione foucaultiana, si evidenzia in esso la possibilità di una trasformazione interiore del soggetto in relazione al rapporto tra modi di soggettivazione operanti in una certa epoca e la soggettività individuale» (p. 13).

Il primo capitolo entra nelle pieghe dei dialoghi platonici attraverso la decostruzione intrapresa da Derrida, per reperire l’innescarsi del simulacro nelle tracce testuali caratterizzate da un’ambivalenza semantica irriducibile alla logica binaria. La torsione semantica impressa da Derrida al concetto di differenza fa leva sull’esempio paradigmatico della scrittura come Pharmakon, attraverso cui si gioca la strategia della decostruzione che, individuando nel simulacro «quell’elemento che s’inserisce come terzo in una situazione equilibrata» (p. 31), «sale fino alla vetta della teoria platonica per entrare fino al cuore del metodo dialettico e della conformazione ontologica.» (p. 38). Risalendo il sistema di opposizioni del pensiero platonico, Derrida rileva le connotazioni di «luogo, spazio, regione/materia» assunte dalla Khora platonica, introdotta come terzo genere tra modo delle idee e realtà sensibile. Si traccia così il renversement del platonismo che investe lo statuto del simulacro e ne promuove l’insorgere come événement, su cui s’innesta l’operazione di déplacement compiuta da Deleuze.

Quest’ultimo interviene sulla e nella dialettica platonica, introducendo un elemento fisico che fa stagliare il concetto di differenza dalle coordinate dello spatium «quale teatro di ogni metamorfosi o cambiamento, di ogni divenire» ( p. 97). Il discorso di Derrida e quello di Deleuze s’intrecciano nella dinamica di una spirale che,  attraverso la contiguità terminologica dei concetti forgiati, procede ad una genealogia progressiva dei paradigmi concettuali della filosofia. In quest’ottica emerge la potenza delle metafore platoniche, nelle quali il mito non si riduce a semplice modalità espositiva ma attinge alla rappresentazione dei parametri etici in base ai quali sono riplasmate le questioni ontologiche. La Chôra ne è l’esempio paradigmatico poiché «sfugge alla funzionalità dialettica, sfugge alla rappresentazione dialettica familiare costituita dal rapporto tra il padre (eidos) e il figlio (fenomeno). Rispetto a questo rapporto duale l’elemento femminile rappresentato dalla Chora è funzionale ma estraneo a livello teoretico.

Nel secondo capitolo, viene messo «in risalto il tema della differenza sviluppata come terzo elemento tra i dualismi metafisici attraverso l’articolazione del concetto di vita». Monia Andreani ramifica il bagaglio concettuale del pensiero deleuziano per sottolineare, in polemica con il “personalismo” critico di Alain Badiou, che «invece di nominare la riflessione deleuziana ontologia vitalista, è più opportuno parlare di vitalismo ontologico. Infatti nello spazio ontologico deleuzeano il concetto di vita prende il posto principale». Attraverso il concetto di vita, condensato nell’intraducibilità dell’espressione une vie, il pensiero critico deleuzeano sviluppato a partire dalle prospettive di analisi sui testi platonici aperte da Nietzsche e assunte da Heidegger e indirizzato all’oltrepassamento della metafisica, si specifica come ontologia dell’immanenza. A tale proposito Deleuze riprende proficuamente anche il concetto bergsoniano dell’élan vital. «Una vita è l’espressione forte dell’immanenza, è l’immanenza stessa, che si scopre come amore per la terra, per la superficie, per gli elementi di connessione tra dentro e fuori, per la pelle come termine terzo, per una non separazione tra organico e inorganico, nel piano d’immanenza. […]Non è nella suddivisione prettamente duale che si apre tra individuale e universale che si situa questo evento terzo che è l’avvento di una vita singolare». (p.149). La prospettiva introdotta dal piano d’immanenza si dipana come possibilità di pensare l’esperienza reale, evitando l’errore kantiano di portare le condizioni dell’esperienza sensibile oltre il condizionato. Il piano d’immanenza è l’orizzonte in cui il vissuto emerge come una ferita attraverso cui la virtualità si attualizza nell’esperire dell’individuo.
L’ontologia deleuzeana fa appello a Nietzsche e alla riflessione sulla coscienza impersonale inaugurata da Sartre, per fendere il centro nevralgico del pensiero metafisico costituito dallo statuto del soggetto. Attraverso la terminologia della fisica, mutuata dal pensiero di Simondon, il soggetto viene ripensato nei termini di un’eterogenesi in divenire che fa spatium all’individuo, inteso come espressione di una vitalità impersonale che s’incarna nelle pieghe dell’essere, fatte dei movimenti dispiegati dagli événements. «Da un punto di vista teorico il dopoguerra ha segnato l’impossibilità di pensare alla vita senza misurarsi con la questione connessa alla biopolitica in quanto politica che si occupa espressamente della gestione della vita. […] L’approccio deleuzeano si situa nell’alveo del più complesso rapporto di carattere ontologico tra virtuale e attuale che inserisce la vita organica ed inorganica nel rigore del pensiero dell’essere come radicalmente immanente. La vita per Deleuze è neutra non nel senso di un’astrazione o generalizzazione, è neutra perché sta altrove rispetto alla concettualizzazione di soggetto e oggetto, ad ogni soggettivizzazione o oggettivizzazione di soggetto e oggetto, ad ogni soggettivizzazione o oggettivizzazione dell’agire rispetto ad essa» (p. 152).

Il terzo capitolo legge nell’ontologia del vitalismo deleuzeano la germinazione del discorso etico che si sviluppa a partire da un’etologia del divenire animale, improntata sull’operatività del concetto – debitore dell’esperienza di Artaud – di Corpo senza Organi. «Lo spazio dell’etologia è quello in cui è possibile decifrare i movimenti di velocità e di lentezza che caratterizzano le concatenazioni dell’espressione della vita impersonale, le possibilità di vita in gergo propriamente deleuzeano. E possibilità di vita non significa qualcosa che si potrebbe ravvisare subito come una scelta volontaria del soggetto, un atto da portare a termine come potrebbe essere una scelta professionale, ma significa, uno spazio di concatenazione dell’espressione della vita impersonale.[…] L’etologia non è una morale ma è un’etica nel senso spinoziano, etica della pura immanenza, etica delle possibilità di vita». Monia Andreani sviluppa la tesi secondo cui la riflessione di Deleuze fornisce i parametri ontologici per pensare l’etologia come etica, fornendo a Foucault il versante in cui innestare il tema dell’ontologia critica.

Anche Foucault infatti persegue l’oltrepassamento del dualismo, affidando alla critica dell’ontologia il compito di emancipare il soggetto dall’opposizione tra interiorizzazione e normalizzazione di sapere, potere e moralità. «L’ontologia critica è basata sulla tematica del soggetto umano inteso in senso antropologico piuttosto che in senso metafisico quale soggetto di verità o in senso gnoseologico e critico».Foucault riprende dai testi di Deleuze e Guattari l’interesse per il legame tra la questione dell’essere e le forme di soggettivizzazione, distinguendosi da Deleuze per la priorità riconosciuta alla dimensione etico-politica assunta nei legami rilevati tra verità, soggetto e potere. In particolare, negli ultimi studi – dedicati all’analisi delle pratiche di soggettivizzazione nell’antichità – Foucault riprende dal pensiero di Deleuze la centralità della questione del doppio implicita nel pensiero critico, inteso come disposizione del soggetto ad interrogarsi sulle condizioni di possibilità della soggettività stessa. «Il pensiero stesso, attaccato al proprio impensato in modo imprescindibile, è alla stessa stregua dell’uomo, un doppio, un raddoppiamento dicotomico, ripiegato in sé come oggetto problematico per i pensatori coraggiosi». La prospettiva di Foucault si specifica così nel senso di «un’analitica della finitudine» pronta «a scovare tutte le situazioni in cui il doppio si mostrava o veniva celato nei diversi paradigmi di verità dei saperi disciplinari cresciuti intorno all’uomo» (p. 215).

La panoramica appena condotta sottolinea le tesi contenutistiche sostenute dall’autrice, ma il percorso intessuto da Monia Andreani non si limita ad articolare gli snodi concettuali che modulano i legami tra gli autori. In controluce si disegna un ulteriore chiasmo: quello tra la trama della filosofia come possibilità dell’esperienza di pensiero e la storia della metafisica come istituzione e messa in crisi della dualità tra soggetto ed oggetto del pensiero. Derrida introduce sulla soglia della scrittura come modalità strutturale che segna la nascita disciplinare della filosofia e plasma la norma del pensiero dialettico. La forma linguistica non è semplice contenitore ma catalizzatore dell’interrogazione sulla materia in cui s’incarna la prospettiva dell’ontologia.
Attraverso la riflessione derridiana si ritaglia lo spazio incolmabile della terzietà che permette il rapporto semiotico. In tale spazio s’inserisce il lavoro di Deleuze sulla logica degli Stoici da cui emerge il carattere di événement proprio di un “incorporeo” che agisce tra mondo e linguaggio. Deleuze ritrova nelle dinamiche del senso la definizione dei parametri del pensiero. «Nel corso della tradizione metafisica tra buon senso e senso comune vi è stato un legame molto particolare segnato dal fatto che ciascuno dei due costituiva l’altra metà dell’ortodossia di pensiero. […] La manifestazione della filosofia per Deleuze è il paradosso e non il buon senso, la filosofia tenta di pensare il non pensabile creando un paradosso che è il suo pensiero più alto (pp. 90-91)». Il pensiero diviene messa in scena della riflessione e che ci offre la possibilità di trovare in ogni contemporaneità lo spazio per pensare il confronto con l’autorità della tradizione, poiché «Deleuze si pone l’obiettivo di liberare la differenza, imbrigliata nella gogna dell’immagine metafisica, attraverso un percorso di rovesciamento del teatro filosofico.[…] Dentro questo teatro, grande gioco di personalità della metafisica da Platone a Kant, passando per Descartes, s’impone la regia deleuzeana che sovverte l’immagine di pensiero, costituita attraverso la rappresentazione concettuale classica. Mimetizzando la rappresentazione attraverso un sovvertimento interno al processo logico della rappresentazione, Deleuze mostra la maschera che c’è dietro ad ogni filosofo, per creare così i suoi personaggi concettuali, per dare un sommovimento alla storia del pensiero occidentale» pp. 107-108).

Il renversement operato sui testi platonici, fornisce come un crinale – immanente e non trascendente, orizzontale e non verticale – dal quale sporgerci per vedere i “mille piani” della storia della filosofia, aperti dal piano d’immanenza deleuzeano. Quest’ultimo non è un’ulteriore griglia interpretativa ma piuttosto una condizione di senso che agisce come un “taglio nel caos”. «I primi filosofi, come scrivono Deleuze e Guattari, hanno instaurato un piano-setaccio che hanno chiamato Logos, di cui la ragione non è che un concetto. Di piani d’immanenza ce ne sono molti e si susseguono non nel senso di un superamento, quanto nel senso di una molteplicità di tagli spaziali, di possibilità di creazione di concetti. […]Nell’orizzonte costituito dal piano d’immanenza, il movimento è infinito pur non assumendo le caratteristiche spazio-temporali. Pertanto orientarsi nel pensiero non è porre un soggetto di fronte a un oggetto – dove soggetto e oggetto non possono essere che concetti – non è prendere una posizione di fronte ad un pensiero, ma è propriamente un muoversi del pensiero stesso» (pp.124-125). Partendo da tale riconoscimento, «Deleuze s’impegna a cercare un modo del pensiero che non sia connesso con la rappresentazione metafisica, ma che abbia il senso forte e pieno dell’immanenza assoluta, della virtualità, e abbia quindi la possibilità di cogliere questi strani oggetti dell’essere che sono le singolarità preindividuali» (p.143). Deleuze libera le potenzialità dell’interrogazione ontologica sottolineando che «per seguire con il pensiero il mondo delle singolarità occorre uscire dalle strade battute ed immergersi nella vastità di un pensiero che non ha coordinate fisse, perché ha perso i punti fermi di soggettivo e oggettivo trasformandosi nel mondo dell’On e del “si” impersonale, un vasto e profondo mare dalle cui profondità si può risalire solo con gli occhi arrossati»(p.145).
Le problematiche gnoseologiche non restano però sul piano teoretico, ma rivelano la loro incidenza propriamente etica e politica attraverso il tournant platonicien ripreso da Foucault: «La scelta che secondo Foucault rimane aperta per un’interrogazione filosofica è quella di optare per una filosofia critica che sia una filosofia analitica della verità oppure per un pensiero critico tout court che prenda la forma di un’ontologia storica di noi stessi, di un’ontologia dell’attuale. […] Foucault scrive che l’obiettivo dell’ontologia storica di noi stessi è quello di rispondere a tutte le domande relative alla costruzione del soggetto dal lato del sapere, da quello del potere e da quello della costruzione morale» (p. 219). Sostenendo che «la filosofia, a partire da Platone, è una filosofia teatrale, di proscenio, fondata sulla scelta morale di definire una verità a fondamento del reale» (p. 24), Monia Andreani innesta il secondo versante del rilievo in sottotraccia nel suo excursus argomentativo: il pensiero considerato nell’articolazione tra rappresentazione ed esperienza di pensiero. La prima opzione è quella del soggetto della metafisica, un soggetto che si sceglie come verità che garantisce la determinazione della realtà. La seconda è quella di una soggettività che vivendosi come differenza dall’opposizione duale, salvaguardi lo spazio – terzo – di un rapporto irriducibile con l’alterità.

Il libro è disponibile anche su: https://www.ibs.it/terzo-incluso-filosofia-della-differenza-libro-monia-andreani/e/9788835959922

 

– Il Progetto pediatrico “Insieme” col fondamento della ricerca di Monia Andreani


Parte con una anteprima, l’Open Day pediatrico che si terrà il 6 aprile presso il Centro Salute della Coop Art32 (Ponte degli alberi, Montefelcino, provincia di Pesaro e Urbino), il Progetto Insieme, che si dedicherà ad una serie di azioni di sostegno ai caregiver ed alle famiglie di bambini e bambine “con bisogni complessi”.
C’è una novità ed un aiuto per tutte le famiglie di bambini con bisogni “speciali” o complessi , bambini che hanno bisogno di cure no-stop , di un approccio multi-professionale e di reti di sostegno esterne al sistema sanitario, a scuola, a casa, nella vita sociale :
il 6 Aprile, presso il Centro Salute Art32 onlus, si terrà una giornata di consulenze gratuite offerte da uno Staff di professioniste altamente qualificate, formato da psicologhe, logopedista, due neuro-psicomotriciste ed una  musicoterapeuta.
Gli orari in cui le professioniste si sono rese disponibili (l’Open Day è ovviamente gratuito) permetterà ai bambini ed alle bambine, ed ai loro genitori, di usufruire di più di una consulenza.
E c’è di più, l’Open Day nasce in anteprima al Progetto Insieme, sarà quindi presente per informazioni e colloqui la pediatra, coordinatrice del Progetto, dott. Giuseppina Veneruso, già professionista al Meyer di Firenze, attiva con l’associazione Amici di Agostino ed Angelamaria onlus.
Che cos’è il Progetto Insieme? Il Progetto prende spunto dall’incontro tra medici, personale sanitario, volontari/ie, caregiver a partire dalla ricerca della filosofa e bioeticista Monia Andreani sul caregiving pediatrico nel nostro territorio. La ricerca sostenuta dalla Federazione italiana medici pediatri, era confluita poi nel testo “Questioni etiche nel caregiving” (Carocci editore), stimolando una riflessione sul caregiving, il “prendersi cura” come valore che va ben oltre la medicalizzazione e coinvolge la vita delle persone e delle famiglie. La ricerca di Andreani ha segnalato la necessità di sostenere i piccoli pazienti ed i loro “caregiver” con un approccio integrato, che eviti l’isolamento, la parcellizzazione delle cure, lo smarrimento dei caregiver tra necessità di cura, quotidianità ostacolata, dubbi e burocrazia.
Il Progetto Insieme, che si occuperà di sinergie nel caregiving pediatrico, dà voce ad una esigenza sempre più precisa e urgente anche nel caregiving degli adulti: quella di mettere al centro della cura le persone, invertendo la dinamica attuale che costringe invece le persone ad orientarsi, spesso solo come un “numero” nel complesso universo sanitario.
Questo approccio sinergico è lo stesso, nelle sue gradazioni e differenze, sia per chi deve prevenire, che per chi deve curarsi in un momento della sua vita, che per chi dovrà farlo per sempre.
Per questo la Fondazione Art32, nata dalla necessità di stimolare il tessuto sociale dei Comuni aderenti ad una nuova visione, solidale e responsabile, della salute, ha deciso di promuovere questo Open Day e le iniziative “in progress” del Progetto Insieme. Fondamentale è l’approccio “territoriale” dell’iniziativa, che rientra tra gli scopi della Fondazione, nata per contrastare l’ormai sempre più evidente disparità nelle cure causata da reddito e luogo di residenza.
Le consulenze dell’Open Day Pediatrico si terranno durante tutta la giornata di sabato 6 aprile 2019, presso il Centro Salute Art32 Onlus (Ponte deli Alberi, Montefelcino),
per partecipare occorre prenotare al Front Office telefonando allo 0721-716197.
Ringraziamo le professioniste che saranno disponibili: dalle ore 9.00 alle 18.00 la pediatra dott. Giuseppina Veneruso, dalle ore 9.00 alle ore 12.30 le neuro-psicomotriciste dott. Sira Pagliaroni e dott. Brigida Di Maio, dalle ore 9.00 alle 12.30 la logopedista dott. Alessandra Frattini, dalle 15.00 alle 18.00 le psicologhe dott. Alice Pietrelli e Marina Ruggieri, sempre dalle ore 15.00 alle 18.00 la musico-terapeuta dott. Linda Racchini. – Fondazione Art32. info@fondazioneart32.org

centrosalute@art32onlus.it Tel. 0721 716197″.

Sul sito web della Fondazione potete consultare le diapositive esplicative del Progetto.

 

 

-20 marzo: Coltivare la differenza, coltivare il ricordo


In occasione della rassegna “Impronte femminili”*, mercoledì 20 marzo alle 17, a Fano, presso la Sala San Michele, c’è una lezione particolare sul linguaggio, “Coltivare la differenza”*. Non è un titolo a caso perché Graziella Priulla terrà la sua lezione dedicandola a Monia Andreani. In incipit i saluti di Fatima Farina dell’Università di Urbino.
Al termine della lezione il coro “Canta che ti passa” – SPI Cgil dedicherà due canzoni a Monia, solista Tiziana Gasparini.
Graziella Priulla è sociologa, già ordinaria di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’ Università di Catania, autrice tra l’altro di C’è differenza. Identità di genere e linguaggi. Storie, corpi, immagini e parole, (Franco Angeli, 2013); Fatima Farina, Professoressa Associata di Sociologia Economica e del Lavoro (DESP, Università di Urbino), è stata collega e amica di Monia. Esce a breve per i tipi della Franco Angeli il volume La partecipazione politica femminile, tra rappresentanza formale e sostanziale, a cura di F. Farina e D. Carbone, volume al quale Monia Andreani ha contribuito con il saggio “Il privato è politico: ripensare il rapporto tra spazio privato e spazio pubblico a partire dalla cura“.

 

*’Rassegna di arte, cultura e narrativa per le Pari Opportunità‘ a cura di Sara Cucchiarini

*M. Andreani , A. Vincenti (a cura di), Coltivare la differenza. La socializzazione di genere e il contesto multiculturale, Unicopli, Milano, 2011

 

Novembre 2018

“L’inaugurazione della nuova sede del Centro per le pari opportunità della Regione Umbria ha rappresentato anche l’occasione per consegnare il Premio per Tesi di Laurea “Laura Cipollone”: la Commissione incaricata di selezionare le vincitrici ha individuato per il Primo Premio la dott. Fulvia Lenterna per la tesi dal titolo Il femminicidio: complessità del fenomeno nell’analisi di un caso umbro. Relatrice Monia Andreani.”
Questa la motivazione: “l’elaborato si apre con una trattazione ampia del fenomeno del femminicidio, quale violazione globale dei diritti civili non riconosciuta come tale, tanto da essere un neologismo scarsamente accettato ed utilizzato. La tesi risulta molto interessante perché offre un quadro ampio (e purtroppo impietoso) della modalità di approccio al tema da parte della stampa locale. E’ a tale scopo che ci viene offerta un’analisi approfondita della trattazione giornalistica del caso umbro di femminicidio perpetrato da Francesco Rosi a danno di Raffaella Presta; rispetto al quale dobbiamo sottolineare come l’autrice non individui purtroppo alcun articolo meritevole di citazioni positive. L’approccio scientifico e curato arricchisce la tesi di stralci di articoli e citazioni puntuali che potrebbero essere spunto di opportuna riflessione per molti giornalisti e giornaliste.”

E’ di pochi giorni fa invece la notizia che l’associazione Liberamente, di Fano,  dedica la prima giornata della sua Rassegna annuale di film a Monia Andreani, Monia aveva partecipato alla scorsa edizione come relatrice, qui il programma.

Potete scrivere a femminismi@gmail.com per consultare, ricevere e dare notizie.