moniaandreani.it

l'attenzione è la forma più rara e più pura di generosità – Simone Weil

– Due incontri in maggio


Si terranno nel mese di maggio due incontri:
– a Urbino, il 16 maggio alle ore 16, Aula sospesa D1, Polo Volponi, “A Monia Andreani, filosofa, collega, amica“. Seminario a partire dal libro “La partecipazione politica femminile tra rappresentanza formale e sostanziale” (a cura di Domenico Carbone e Fatima Farina) volume che contiene un saggio di Monia Andreani, “Il privato è politico”.
-A Perugia, presso Palazzina Lupattelli, il 27 maggio alle ore 18 presso aula studenti Andreani, iniziativa commemorativa con incontro sul libro “Questioni etiche nel caregiving. Contesto biopolitico e relazione di cura” (Carocci 2016), parteciperà l’ autrice della prefazione al libro, prof. Elena Pulcini (Università di Firenze), interventi di colleghi e colleghe. Nella giornata sarà inaugurata una mostra d’arte di Valeria Andreani.

– Il terzo incluso, una recensione ritrovata


Il 3 maggio 2006 Monia Andreani concludeva il suo dottorato in Antropologia filosofica e fondamenti delle Scienze presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”.
Il lavoro di quel dottorato veniva pubblicato nel 2007, e di questo una corposa recensione firmata da Alessandra Morini veniva pubblica nel maggio 2009 sul sito recensionifilosofiche.it.
Poiché ci segnalano che il sito web recensionifilosofiche.it non è più attivo, pubblichiamo qui questo interessante testo che, pur non prendendo in considerazione i temi del pensiero filosofico femminista, rende una inquadratura filosofica generale molto accurata del lavoro estremamente complesso e completo della filosofa. (FPA).

Andreani, Monia, Il terzo incluso. Filosofia della differenza e rovesciamento del platonismo.
Roma, Editori Riuniti, University Press Filosofia, 2007.

È possibile emancipare la filosofia dal suo statuto disciplinare e dalla settorializzazione dei suoi domini d’indagine, per attingere al flusso vitale da cui si è posseduti quando si viene “chiamati” alla riflessione? Il libro di Monia Andreani attualizza tale possibilità nel testo – ovvero nel contenuto della tesi “forte” sostenuta dall’autrice – e attraverso il testo nel suo farsi rappresentazione dell’esperienza di pensiero. La rappresentazione costituisce non solo una modalità ma uno snodo concettuale che traccia lo sviluppo di tutta l’argomentazione, conducendoci in un’immersione nella storia della metafisica.

La tesi dell’autrice è condensata nel titolo che articola un chiasmo tra due versanti. Da una parte, viene intessuta la trama della “filosofia della differenza” intesa come piano comune su cui si stagliano tre personalità eminenti della filosofia francese contemporanea, ovvero Deleuze, Derrida e Foucault.
Dall’altra, «Il libro intende mostrare che Deleuze, Derrida e Foucault non si limitano a lavorare per una fine della metafisica attraverso il rovesciamento del platonismo, ma assumono alcuni elementi aporetici del pensiero platonico […] e li radicalizzano in una nuova interpretazione» (p.12). I filosofi della differenza innescano un rapporto con il testo platonico che si emancipa dall’indagine filologica e si lancia in un corpo a corpo con l’autorità teoretica che si trova all’origine della metafisica, scandagliandola archeologicamente.
Si profila così – riprendendo Bergson – la possibilità di superare l’impasse della questione sull’autenticità dell’origine e di accostarsi alle sorgenti dell’indagine filosofica per interrogarsi non più sui Greci ma con i Greci.

I tre capitoli in cui è strutturato il testo promuovono una maieutica della riflessione che s’incarna nel concetto di differenza e ne dispiega la portata, giungendo a sancire l’inscindibilità di ontologia ed etica. «È infatti il terzo, come elemento a se stante rispetto al due della divisione, il punto centrale di articolazione del concetto di differenza. […]Il Terzo che emerge dalla lettura rovesciamento di Platone compiuta dai filosofi della differenza, ha una caratterizzazione espressamente ontologica, perché in esso trova spazio il concetto di differenza come divenire della differenza, flusso evenemenziale dell’essere […]E questo Terzo ha anche un carattere etico perché, soprattutto con la riflessione foucaultiana, si evidenzia in esso la possibilità di una trasformazione interiore del soggetto in relazione al rapporto tra modi di soggettivazione operanti in una certa epoca e la soggettività individuale» (p. 13).

Il primo capitolo entra nelle pieghe dei dialoghi platonici attraverso la decostruzione intrapresa da Derrida, per reperire l’innescarsi del simulacro nelle tracce testuali caratterizzate da un’ambivalenza semantica irriducibile alla logica binaria. La torsione semantica impressa da Derrida al concetto di differenza fa leva sull’esempio paradigmatico della scrittura come Pharmakon, attraverso cui si gioca la strategia della decostruzione che, individuando nel simulacro «quell’elemento che s’inserisce come terzo in una situazione equilibrata» (p. 31), «sale fino alla vetta della teoria platonica per entrare fino al cuore del metodo dialettico e della conformazione ontologica.» (p. 38). Risalendo il sistema di opposizioni del pensiero platonico, Derrida rileva le connotazioni di «luogo, spazio, regione/materia» assunte dalla Khora platonica, introdotta come terzo genere tra modo delle idee e realtà sensibile. Si traccia così il renversement del platonismo che investe lo statuto del simulacro e ne promuove l’insorgere come événement, su cui s’innesta l’operazione di déplacement compiuta da Deleuze.

Quest’ultimo interviene sulla e nella dialettica platonica, introducendo un elemento fisico che fa stagliare il concetto di differenza dalle coordinate dello spatium «quale teatro di ogni metamorfosi o cambiamento, di ogni divenire» ( p. 97). Il discorso di Derrida e quello di Deleuze s’intrecciano nella dinamica di una spirale che,  attraverso la contiguità terminologica dei concetti forgiati, procede ad una genealogia progressiva dei paradigmi concettuali della filosofia. In quest’ottica emerge la potenza delle metafore platoniche, nelle quali il mito non si riduce a semplice modalità espositiva ma attinge alla rappresentazione dei parametri etici in base ai quali sono riplasmate le questioni ontologiche. La Chôra ne è l’esempio paradigmatico poiché «sfugge alla funzionalità dialettica, sfugge alla rappresentazione dialettica familiare costituita dal rapporto tra il padre (eidos) e il figlio (fenomeno). Rispetto a questo rapporto duale l’elemento femminile rappresentato dalla Chora è funzionale ma estraneo a livello teoretico.

Nel secondo capitolo, viene messo «in risalto il tema della differenza sviluppata come terzo elemento tra i dualismi metafisici attraverso l’articolazione del concetto di vita». Monia Andreani ramifica il bagaglio concettuale del pensiero deleuziano per sottolineare, in polemica con il “personalismo” critico di Alain Badiou, che «invece di nominare la riflessione deleuziana ontologia vitalista, è più opportuno parlare di vitalismo ontologico. Infatti nello spazio ontologico deleuzeano il concetto di vita prende il posto principale». Attraverso il concetto di vita, condensato nell’intraducibilità dell’espressione une vie, il pensiero critico deleuzeano sviluppato a partire dalle prospettive di analisi sui testi platonici aperte da Nietzsche e assunte da Heidegger e indirizzato all’oltrepassamento della metafisica, si specifica come ontologia dell’immanenza. A tale proposito Deleuze riprende proficuamente anche il concetto bergsoniano dell’élan vital. «Una vita è l’espressione forte dell’immanenza, è l’immanenza stessa, che si scopre come amore per la terra, per la superficie, per gli elementi di connessione tra dentro e fuori, per la pelle come termine terzo, per una non separazione tra organico e inorganico, nel piano d’immanenza. […]Non è nella suddivisione prettamente duale che si apre tra individuale e universale che si situa questo evento terzo che è l’avvento di una vita singolare». (p.149). La prospettiva introdotta dal piano d’immanenza si dipana come possibilità di pensare l’esperienza reale, evitando l’errore kantiano di portare le condizioni dell’esperienza sensibile oltre il condizionato. Il piano d’immanenza è l’orizzonte in cui il vissuto emerge come una ferita attraverso cui la virtualità si attualizza nell’esperire dell’individuo.
L’ontologia deleuzeana fa appello a Nietzsche e alla riflessione sulla coscienza impersonale inaugurata da Sartre, per fendere il centro nevralgico del pensiero metafisico costituito dallo statuto del soggetto. Attraverso la terminologia della fisica, mutuata dal pensiero di Simondon, il soggetto viene ripensato nei termini di un’eterogenesi in divenire che fa spatium all’individuo, inteso come espressione di una vitalità impersonale che s’incarna nelle pieghe dell’essere, fatte dei movimenti dispiegati dagli événements. «Da un punto di vista teorico il dopoguerra ha segnato l’impossibilità di pensare alla vita senza misurarsi con la questione connessa alla biopolitica in quanto politica che si occupa espressamente della gestione della vita. […] L’approccio deleuzeano si situa nell’alveo del più complesso rapporto di carattere ontologico tra virtuale e attuale che inserisce la vita organica ed inorganica nel rigore del pensiero dell’essere come radicalmente immanente. La vita per Deleuze è neutra non nel senso di un’astrazione o generalizzazione, è neutra perché sta altrove rispetto alla concettualizzazione di soggetto e oggetto, ad ogni soggettivizzazione o oggettivizzazione di soggetto e oggetto, ad ogni soggettivizzazione o oggettivizzazione dell’agire rispetto ad essa» (p. 152).

Il terzo capitolo legge nell’ontologia del vitalismo deleuzeano la germinazione del discorso etico che si sviluppa a partire da un’etologia del divenire animale, improntata sull’operatività del concetto – debitore dell’esperienza di Artaud – di Corpo senza Organi. «Lo spazio dell’etologia è quello in cui è possibile decifrare i movimenti di velocità e di lentezza che caratterizzano le concatenazioni dell’espressione della vita impersonale, le possibilità di vita in gergo propriamente deleuzeano. E possibilità di vita non significa qualcosa che si potrebbe ravvisare subito come una scelta volontaria del soggetto, un atto da portare a termine come potrebbe essere una scelta professionale, ma significa, uno spazio di concatenazione dell’espressione della vita impersonale.[…] L’etologia non è una morale ma è un’etica nel senso spinoziano, etica della pura immanenza, etica delle possibilità di vita». Monia Andreani sviluppa la tesi secondo cui la riflessione di Deleuze fornisce i parametri ontologici per pensare l’etologia come etica, fornendo a Foucault il versante in cui innestare il tema dell’ontologia critica.

Anche Foucault infatti persegue l’oltrepassamento del dualismo, affidando alla critica dell’ontologia il compito di emancipare il soggetto dall’opposizione tra interiorizzazione e normalizzazione di sapere, potere e moralità. «L’ontologia critica è basata sulla tematica del soggetto umano inteso in senso antropologico piuttosto che in senso metafisico quale soggetto di verità o in senso gnoseologico e critico».Foucault riprende dai testi di Deleuze e Guattari l’interesse per il legame tra la questione dell’essere e le forme di soggettivizzazione, distinguendosi da Deleuze per la priorità riconosciuta alla dimensione etico-politica assunta nei legami rilevati tra verità, soggetto e potere. In particolare, negli ultimi studi – dedicati all’analisi delle pratiche di soggettivizzazione nell’antichità – Foucault riprende dal pensiero di Deleuze la centralità della questione del doppio implicita nel pensiero critico, inteso come disposizione del soggetto ad interrogarsi sulle condizioni di possibilità della soggettività stessa. «Il pensiero stesso, attaccato al proprio impensato in modo imprescindibile, è alla stessa stregua dell’uomo, un doppio, un raddoppiamento dicotomico, ripiegato in sé come oggetto problematico per i pensatori coraggiosi». La prospettiva di Foucault si specifica così nel senso di «un’analitica della finitudine» pronta «a scovare tutte le situazioni in cui il doppio si mostrava o veniva celato nei diversi paradigmi di verità dei saperi disciplinari cresciuti intorno all’uomo» (p. 215).

La panoramica appena condotta sottolinea le tesi contenutistiche sostenute dall’autrice, ma il percorso intessuto da Monia Andreani non si limita ad articolare gli snodi concettuali che modulano i legami tra gli autori. In controluce si disegna un ulteriore chiasmo: quello tra la trama della filosofia come possibilità dell’esperienza di pensiero e la storia della metafisica come istituzione e messa in crisi della dualità tra soggetto ed oggetto del pensiero. Derrida introduce sulla soglia della scrittura come modalità strutturale che segna la nascita disciplinare della filosofia e plasma la norma del pensiero dialettico. La forma linguistica non è semplice contenitore ma catalizzatore dell’interrogazione sulla materia in cui s’incarna la prospettiva dell’ontologia.
Attraverso la riflessione derridiana si ritaglia lo spazio incolmabile della terzietà che permette il rapporto semiotico. In tale spazio s’inserisce il lavoro di Deleuze sulla logica degli Stoici da cui emerge il carattere di événement proprio di un “incorporeo” che agisce tra mondo e linguaggio. Deleuze ritrova nelle dinamiche del senso la definizione dei parametri del pensiero. «Nel corso della tradizione metafisica tra buon senso e senso comune vi è stato un legame molto particolare segnato dal fatto che ciascuno dei due costituiva l’altra metà dell’ortodossia di pensiero. […] La manifestazione della filosofia per Deleuze è il paradosso e non il buon senso, la filosofia tenta di pensare il non pensabile creando un paradosso che è il suo pensiero più alto (pp. 90-91)». Il pensiero diviene messa in scena della riflessione e che ci offre la possibilità di trovare in ogni contemporaneità lo spazio per pensare il confronto con l’autorità della tradizione, poiché «Deleuze si pone l’obiettivo di liberare la differenza, imbrigliata nella gogna dell’immagine metafisica, attraverso un percorso di rovesciamento del teatro filosofico.[…] Dentro questo teatro, grande gioco di personalità della metafisica da Platone a Kant, passando per Descartes, s’impone la regia deleuzeana che sovverte l’immagine di pensiero, costituita attraverso la rappresentazione concettuale classica. Mimetizzando la rappresentazione attraverso un sovvertimento interno al processo logico della rappresentazione, Deleuze mostra la maschera che c’è dietro ad ogni filosofo, per creare così i suoi personaggi concettuali, per dare un sommovimento alla storia del pensiero occidentale» pp. 107-108).

Il renversement operato sui testi platonici, fornisce come un crinale – immanente e non trascendente, orizzontale e non verticale – dal quale sporgerci per vedere i “mille piani” della storia della filosofia, aperti dal piano d’immanenza deleuzeano. Quest’ultimo non è un’ulteriore griglia interpretativa ma piuttosto una condizione di senso che agisce come un “taglio nel caos”. «I primi filosofi, come scrivono Deleuze e Guattari, hanno instaurato un piano-setaccio che hanno chiamato Logos, di cui la ragione non è che un concetto. Di piani d’immanenza ce ne sono molti e si susseguono non nel senso di un superamento, quanto nel senso di una molteplicità di tagli spaziali, di possibilità di creazione di concetti. […]Nell’orizzonte costituito dal piano d’immanenza, il movimento è infinito pur non assumendo le caratteristiche spazio-temporali. Pertanto orientarsi nel pensiero non è porre un soggetto di fronte a un oggetto – dove soggetto e oggetto non possono essere che concetti – non è prendere una posizione di fronte ad un pensiero, ma è propriamente un muoversi del pensiero stesso» (pp.124-125). Partendo da tale riconoscimento, «Deleuze s’impegna a cercare un modo del pensiero che non sia connesso con la rappresentazione metafisica, ma che abbia il senso forte e pieno dell’immanenza assoluta, della virtualità, e abbia quindi la possibilità di cogliere questi strani oggetti dell’essere che sono le singolarità preindividuali» (p.143). Deleuze libera le potenzialità dell’interrogazione ontologica sottolineando che «per seguire con il pensiero il mondo delle singolarità occorre uscire dalle strade battute ed immergersi nella vastità di un pensiero che non ha coordinate fisse, perché ha perso i punti fermi di soggettivo e oggettivo trasformandosi nel mondo dell’On e del “si” impersonale, un vasto e profondo mare dalle cui profondità si può risalire solo con gli occhi arrossati»(p.145).
Le problematiche gnoseologiche non restano però sul piano teoretico, ma rivelano la loro incidenza propriamente etica e politica attraverso il tournant platonicien ripreso da Foucault: «La scelta che secondo Foucault rimane aperta per un’interrogazione filosofica è quella di optare per una filosofia critica che sia una filosofia analitica della verità oppure per un pensiero critico tout court che prenda la forma di un’ontologia storica di noi stessi, di un’ontologia dell’attuale. […] Foucault scrive che l’obiettivo dell’ontologia storica di noi stessi è quello di rispondere a tutte le domande relative alla costruzione del soggetto dal lato del sapere, da quello del potere e da quello della costruzione morale» (p. 219). Sostenendo che «la filosofia, a partire da Platone, è una filosofia teatrale, di proscenio, fondata sulla scelta morale di definire una verità a fondamento del reale» (p. 24), Monia Andreani innesta il secondo versante del rilievo in sottotraccia nel suo excursus argomentativo: il pensiero considerato nell’articolazione tra rappresentazione ed esperienza di pensiero. La prima opzione è quella del soggetto della metafisica, un soggetto che si sceglie come verità che garantisce la determinazione della realtà. La seconda è quella di una soggettività che vivendosi come differenza dall’opposizione duale, salvaguardi lo spazio – terzo – di un rapporto irriducibile con l’alterità.

Il libro è disponibile anche su: https://www.ibs.it/terzo-incluso-filosofia-della-differenza-libro-monia-andreani/e/9788835959922

 

– Il Progetto pediatrico “Insieme” col fondamento della ricerca di Monia Andreani


Parte con una anteprima, l’Open Day pediatrico che si terrà il 6 aprile presso il Centro Salute della Coop Art32 (Ponte degli alberi, Montefelcino, provincia di Pesaro e Urbino), il Progetto Insieme, che si dedicherà ad una serie di azioni di sostegno ai caregiver ed alle famiglie di bambini e bambine “con bisogni complessi”.
C’è una novità ed un aiuto per tutte le famiglie di bambini con bisogni “speciali” o complessi , bambini che hanno bisogno di cure no-stop , di un approccio multi-professionale e di reti di sostegno esterne al sistema sanitario, a scuola, a casa, nella vita sociale :
il 6 Aprile, presso il Centro Salute Art32 onlus, si terrà una giornata di consulenze gratuite offerte da uno Staff di professioniste altamente qualificate, formato da psicologhe, logopedista, due neuro-psicomotriciste ed una  musicoterapeuta.
Gli orari in cui le professioniste si sono rese disponibili (l’Open Day è ovviamente gratuito) permetterà ai bambini ed alle bambine, ed ai loro genitori, di usufruire di più di una consulenza.
E c’è di più, l’Open Day nasce in anteprima al Progetto Insieme, sarà quindi presente per informazioni e colloqui la pediatra, coordinatrice del Progetto, dott. Giuseppina Veneruso, già professionista al Meyer di Firenze, attiva con l’associazione Amici di Agostino ed Angelamaria onlus.
Che cos’è il Progetto Insieme? Il Progetto prende spunto dall’incontro tra medici, personale sanitario, volontari/ie, caregiver a partire dalla ricerca della filosofa e bioeticista Monia Andreani sul caregiving pediatrico nel nostro territorio. La ricerca sostenuta dalla Federazione italiana medici pediatri, era confluita poi nel testo “Questioni etiche nel caregiving” (Carocci editore), stimolando una riflessione sul caregiving, il “prendersi cura” come valore che va ben oltre la medicalizzazione e coinvolge la vita delle persone e delle famiglie. La ricerca di Andreani ha segnalato la necessità di sostenere i piccoli pazienti ed i loro “caregiver” con un approccio integrato, che eviti l’isolamento, la parcellizzazione delle cure, lo smarrimento dei caregiver tra necessità di cura, quotidianità ostacolata, dubbi e burocrazia.
Il Progetto Insieme, che si occuperà di sinergie nel caregiving pediatrico, dà voce ad una esigenza sempre più precisa e urgente anche nel caregiving degli adulti: quella di mettere al centro della cura le persone, invertendo la dinamica attuale che costringe invece le persone ad orientarsi, spesso solo come un “numero” nel complesso universo sanitario.
Questo approccio sinergico è lo stesso, nelle sue gradazioni e differenze, sia per chi deve prevenire, che per chi deve curarsi in un momento della sua vita, che per chi dovrà farlo per sempre.
Per questo la Fondazione Art32, nata dalla necessità di stimolare il tessuto sociale dei Comuni aderenti ad una nuova visione, solidale e responsabile, della salute, ha deciso di promuovere questo Open Day e le iniziative “in progress” del Progetto Insieme. Fondamentale è l’approccio “territoriale” dell’iniziativa, che rientra tra gli scopi della Fondazione, nata per contrastare l’ormai sempre più evidente disparità nelle cure causata da reddito e luogo di residenza.
Le consulenze dell’Open Day Pediatrico si terranno durante tutta la giornata di sabato 6 aprile 2019, presso il Centro Salute Art32 Onlus (Ponte deli Alberi, Montefelcino),
per partecipare occorre prenotare al Front Office telefonando allo 0721-716197.
Ringraziamo le professioniste che saranno disponibili: dalle ore 9.00 alle 18.00 la pediatra dott. Giuseppina Veneruso, dalle ore 9.00 alle ore 12.30 le neuro-psicomotriciste dott. Sira Pagliaroni e dott. Brigida Di Maio, dalle ore 9.00 alle 12.30 la logopedista dott. Alessandra Frattini, dalle 15.00 alle 18.00 le psicologhe dott. Alice Pietrelli e Marina Ruggieri, sempre dalle ore 15.00 alle 18.00 la musico-terapeuta dott. Linda Racchini. – Fondazione Art32. info@fondazioneart32.org

centrosalute@art32onlus.it Tel. 0721 716197″.

Sul sito web della Fondazione potete consultare le diapositive esplicative del Progetto.

 

 

-20 marzo: Coltivare la differenza, coltivare il ricordo


In occasione della rassegna “Impronte femminili”*, mercoledì 20 marzo alle 17, a Fano, presso la Sala San Michele, c’è una lezione particolare sul linguaggio, “Coltivare la differenza”*. Non è un titolo a caso perché Graziella Priulla terrà la sua lezione dedicandola a Monia Andreani. In incipit i saluti di Fatima Farina dell’Università di Urbino.
Al termine della lezione il coro “Canta che ti passa” – SPI Cgil dedicherà due canzoni a Monia, solista Tiziana Gasparini.
Graziella Priulla è sociologa, già ordinaria di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’ Università di Catania, autrice tra l’altro di C’è differenza. Identità di genere e linguaggi. Storie, corpi, immagini e parole, (Franco Angeli, 2013); Fatima Farina, Professoressa Associata di Sociologia Economica e del Lavoro (DESP, Università di Urbino), è stata collega e amica di Monia. Esce a breve per i tipi della Franco Angeli il volume La partecipazione politica femminile, tra rappresentanza formale e sostanziale, a cura di F. Farina e D. Carbone, volume al quale Monia Andreani ha contribuito con il saggio “Il privato è politico: ripensare il rapporto tra spazio privato e spazio pubblico a partire dalla cura“.

 

*’Rassegna di arte, cultura e narrativa per le Pari Opportunità‘ a cura di Sara Cucchiarini

*M. Andreani , A. Vincenti (a cura di), Coltivare la differenza. La socializzazione di genere e il contesto multiculturale, Unicopli, Milano, 2011

 

Novembre 2018

“L’inaugurazione della nuova sede del Centro per le pari opportunità della Regione Umbria ha rappresentato anche l’occasione per consegnare il Premio per Tesi di Laurea “Laura Cipollone”: la Commissione incaricata di selezionare le vincitrici ha individuato per il Primo Premio la dott. Fulvia Lenterna per la tesi dal titolo Il femminicidio: complessità del fenomeno nell’analisi di un caso umbro. Relatrice Monia Andreani.”
Questa la motivazione: “l’elaborato si apre con una trattazione ampia del fenomeno del femminicidio, quale violazione globale dei diritti civili non riconosciuta come tale, tanto da essere un neologismo scarsamente accettato ed utilizzato. La tesi risulta molto interessante perché offre un quadro ampio (e purtroppo impietoso) della modalità di approccio al tema da parte della stampa locale. E’ a tale scopo che ci viene offerta un’analisi approfondita della trattazione giornalistica del caso umbro di femminicidio perpetrato da Francesco Rosi a danno di Raffaella Presta; rispetto al quale dobbiamo sottolineare come l’autrice non individui purtroppo alcun articolo meritevole di citazioni positive. L’approccio scientifico e curato arricchisce la tesi di stralci di articoli e citazioni puntuali che potrebbero essere spunto di opportuna riflessione per molti giornalisti e giornaliste.”

E’ di pochi giorni fa invece la notizia che l’associazione Liberamente, di Fano,  dedica la prima giornata della sua Rassegna annuale di film a Monia Andreani, Monia aveva partecipato alla scorsa edizione come relatrice, qui il programma.

Potete scrivere a femminismi@gmail.com per consultare, ricevere e dare notizie.

I progetti di Monia e tante attività per ricordarla


In attesa di immettere anche su questo sito altre notizie sulle attività in ricordo di Monia, e sulle sue pubblicazioni e progetti ancora in corso, vi invitiamo a leggere la sua pagina Wikipedia ora in perfezionamento: Monia Andreani.
Potete  contattare eventualmente familiari ed amici alla email contatti(at)moniaandreani.it
per condividere ricordi e dare o richiedere informazioni.

I contenuti di questo sito resteranno disponibili ed intatti, e verranno forniti altri aggiornamenti.
In questo momento siamo in attesa di due sue pubblicazioni: il  lavoro con e sulla Rete vulnerabili del Comune di Milano, e il suo contributo alla pubblicazione in corso d’opera dell’Istituto di Sociologia Politica SISP della Università di Urbino: “Il privato è politico”: ripensare il rapporto tra spazio privato e spazio pubblico a partire dalla “cura”
Già disponibile invece il suo saggio “Capitale sociale e sviluppo locale: il caso della cooperativa Iris bio, modello dell’economia eco-solidale”,
  in “Capitale sociale e territorio. Prospettive ed evidenze empiriche” (vedi scheda) 

Sono tante le attività messe in campo da amiche ed amici per ricordarla.
Dalla presenza al Perugia Pride con uno striscione a lei dedicato, a quella alla Marcia per la Pace Perugia Assisi (Monia sarebbe dovuta anche intervenire al cinquantennale della scomparsa del suo concittadino Aldo Capitini, con un intervento pubblico il 19 di ottobre di quest’anno).
Dalla piantumazione di un giardino di rose a lei dedicato di fronte alla sede della sua Università (Palazzina Valitutti, Università per Stranieri di Perugia), alla intitolazione a lei dell’Aula Studenti, a ricordi tenuti come incipit di seminari e convegni in questi ultimi mesi. Da ricordare gli interventi di Lucrezia Ercoli, Lucia Tancredi e Cinzia Maroni durate l’Aperitivo culturale dello Sferisterio di Macerata al quale Monia sarebbe dovuta intervenire, così come il precedente ricordo “Vulnerabili e liberi” tenutosi a Popsophia a Pesaro.
Citiamo poi la dedica a Monia Andreani da parte Lorenza Perini nel suo articolo sulla rivista Gentes (Uni.Stra.Pg) “How can we resist to feminism? The Feminist Movement in a media-centric society”, e la volontà della Federazione malattie rare infantili di ricordarla al Congresso il 13 ottobre a Torino
“I nuovi scenari di cura dei giovani con disabilità complesse: priorità, responsabilità e competenze” con la dedica del dott. Roberto Lala nella sua presentazione.

E’ stata eseguita la sua volontà di donare i suoi titoli anche alla Fondazione Carlo e Marise Bo di Urbino (luogo nel quale Monia si recava spesso a studiare nei momenti di pausa), ed è stata compiuta una donazione a suo nome a favore del Centro italiano di solidarietà di Pesaro (per il quale aveva di recente scritto in Civitas Educationis. Education, Politics, and Culture, “La cura degli altri è cura del vivere civile: i ‘piccoli gesti profetici del CeIs di Pesaro”).

L’ Associazione Solidarietà libertaria, alla quale Monia contribuiva da anni, presso l’Archivio Franco Salomone, ha aperto uno scaffale contenente le sue opere e altre informazioni bibliografiche. Congiuntamente è stata dedicata a Monia l’iniziativa di approfondimento e analisi del “modello di integrazione Riace” tenuta da Andrea Armocida presso l’Archivio stesso. Leggi articolo: Corriere_Adriatico_7_ottobre_2018
Molte anche le iniziative legate più al ricordo di Monia nella quotidianità, come quella delle amiche veliste (‘Onda Rosa’) e del suo Circolo velico tenutasi all’annuale regata presso Fano quest’anno.

Monia resterà sempre con noi.

– Sarai sempre con noi, eccelsa ed umile


Proprio in questi mesi estivi Monia aveva progettato l’aggiornamento del suo sito, che avrebbe dovuto raccogliere nuovo materiale del suo intenso lavoro di questi ultimi anni.
Monia ci ha lasciat* improvvisamente il 27 maggio, dopo il malore del 26 maggio mentre serena si trovava per una bella mattinata al suo Circolo velico a Fano. La nostra costernazione e il nostro dolore non hanno riposo. Ma la sua dolcezza, la sua indole indomabile a favore dei diritti umani e della libertà femminile e per i diritti LGBT, oltre che per la formazione innovativa dei suoi studenti, la sua cultura vasta e fluida che le permetteva di illuminare mille tematiche…non ci lasceranno mai.
Un comitato scientifico inter-universitario e amicale si è formato per sostenere i suoi ultimi progetti ed i suoi studenti. Parallelamente, una rete di associazioni, con capofila Solidarietà libertaria, si unirà per continuare nel sociale questo lavoro che va avanti.
Il sito web entro l’anno raccoglierà tutti i materiali e le testimonianze.

Potete scrivere a femminismi@gmail.com per ricevere e dare notizie.

Sabato 30 giugno uno striscione recante l’Art.1 della dichiarazione universale 1948-1978 è sfilato al Pride Parade di Perugia, la sua città, unendo idealmente e fisicamente amici ed amiche, studenti, compagne e compagni.

Leggere Monia Andreani


Ho conosciuto Monia Andreani ventiquattro anni fa. Di lei, prima di tutto mi colpì l’attenzione e il coraggio di dire sempre la verità, quella che in filosofia si nomina come Parresia ma che tutti dentro di noi, anche non filosofi, conosciamo, perché ha a che fare con la coscienza umana.
Nel suo studio campeggia una fotografia del 10 dicembre 1948, momento della Dichiarazione universale dei diritti umani, con la didascalia “Unità è umanità”: e la peculiarità di Monia era proprio quella di possedere un pensiero “universale”, capace di spaziare oltre le ideologie, gli stili, ogni separazione.
La sua scomparsa prematura ha suscitato cordoglio generale in tutt’Italia ed oltre, e merita già da subito qualche parola che ci sgombri dalle nebbie della cronaca per dare rilievo al suo lavoro ed alle sue idee.
Monia era attualmente docente di “Fondamenti etici e politici dei diritti umani e della cittadinanza nelle attuali società globali e multiculturali” presso l’Università per Stranieri di Perugia, la città del nostro amato Aldo Capitini e, seppure solo 45enne, era in procinto di divenire Associata. Nella sua università si occupava anche della delega alla disabilità, riuscendo a far seguire le lezioni anche a ragazzi e ragazze disabili, nella consapevolezza che l’università è un valore per tutti. La stessa consapevolezza dell’uguale valore di ogni essere umano al di là del suo stato sociale, nazionalità, religione, orientamento sessuale, non era solo teoria per Monia ma pratica spontanea, sia quando, nella sua campagna a Terre Roveresche, piantumava gratis le rose del paese, sia quando insegnava o faceva conferenze. Con grande umiltà, non artefatta ma naturale, Monia se ne fregava di riconoscimenti accademici e potere ma andava avanti per la sua strada di insegnamento e ricerca.
Cosa leggere allora di lei, per capire il suo percorso di studiosa ed il suo sincretismo culturale?
Partendo dai primi anni del suo percorso, certamente qualcosa del suo lavoro con Luce Irigaray, e con Adriana Cavarero: il libro “Il terzo incluso. Filosofia della differenza e rovesciamento del platonismo” (Editori Riuniti 2007) è un solido testo filosofico che passa in rassegna la questione del “dualismo” nella filosofia. L’irrompere di soggetti “altri” nel mondo, oltre alle donne e la loro differenza dal pensiero classicamente unico (maschile o meglio patriarcale), gli esclusi per ceto sociale, per nazionalità, per religione… .Monia pubblica nel 2009 nel libro “Differenza e relazione. L’ontologia dell’umano nel pensiero di Judith Butler e Adriana Cavarero” (ed. Ombre corte) un suo saggio sulla “Questione della vulnerabilità” anticipando anche quella che sarebbero stata poi la sua intuizione di questi ultimi anni: promuovere una filosofia delle relazioni umane. Innanzitutto le relazioni di cura. Come un sasso in uno stagno, Monia lancia la pratica del dialogo tra bioetica, medicina e caregiving iniziando la sua ricerca proprio sul nostro territorio, coinvolgendo pazienti, loro familiari, medici, infermieri e associazioni (ricordo l’Associazione Maruzza, e la sua presenza nel comitato scientifico di Adamo). Da questa ricerca sono fruttati due testi: “La bioetica con i caregiver. Alleanza terapeutica e qualità della vita” (Unicopli 2015) e “Questioni etiche nel caregiving. Contesto biopolitico e relazioni di cura” (Carocci 2016). In questi due testi chiunque può ritrovare qualcosa della propria storia di persona che cura e assiste, dentro la più ampia riflessione bioetica, certo anche politica perché sono le politiche della cura che mancano nella nostra società sempre più chiusa ed escludente.
Del lavoro pedagogico di Monia all’Università degli studi di Urbino resta il fondamentale testo, scritto con Alessandra Vincenti “Coltivare la differenza” (Unicopli 2011), sulla socializzazione di genere, scritto riflettendo di stereotipi con gli studenti.
Il pensiero di Monia non ha mancato di posarsi su tematiche tipiche del pensiero libertario, con il suo “Biologico, collettivo, solidale” (Altraeconomia 2016), un percorso nell’esperienza della più grande e vera cooperativa del biologico in Italia, la Iris, e del pensiero del mutuo aiuto che la ispira. Recente è pure il suo contributo a “Lo Stato irresponsabile” (Aracne editrice 2017 – Università degli studi Urbino) in cui ripercorre la vicenda Cucchi dal punto di vista del rapporto tra paziente incarcerato e personale sanitario. Per non occupare altre (tante) pagine, vorrei suggerire infine due piccoli testi, per i genitori ed i più giovani, due libri di facile lettura presentati con successo anche qui sul territorio (Monia è stata spesso ospite a Popsophia, anche a Pesaro): “Twilight. Filosofia della vulnerabilità” (Ev edizioni 2011), saggio che parla di vulnerabilità come essenziale condizione umana rivolgendosi ai più giovani attraverso l’analisi dell’omonima serie di film, e “Peppa Pig e la filosofia. Tra antropologia e animalità” (Mimesis 2015). Per chi volesse orientarsi meglio informo che entro l’anno sarà disponibile una versione nuova del sito web di Monia (moniaandreani.it) e che formeremo un comitato scientifico di supporto ai progetti di Monia in corso. In uscita invece presso Franco Angeli il libro “Rifugiati nella Rete”, progetto ideato e coordinato da Monia sull’esperienza della “Rete vulnerabili” del Comune di Milano.

 

Francesca Palazzi Arduini.

da Il Metauro, quindicinale di informazione, giugno 2018.

CHE NE FACCIAMO DEI DIRITTI UMANI? PER RILANCIARE UNA CULTURA DEI DIRITTI UNIVERSALI

 

 

Il 2018 è l’Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e l’Anniversario della Costituzione Italiana

A Padova si inaugura l’Anno dei Dirittti Umani con un Corso di Formazione sui Diritti Umani – In spirito di fratellanza

4/5 dicembre 2017

 

Inaugurazione dell’Anno dei diritti umani

70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

70° anniversario della Costituzione della Repubblica Italiana

(art. 1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)

Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri

in spirito di fratellanza

Corso di formazione ai diritti umani e alla cittadinanza glocale

 

Padova, 4-5 dicembre 2017

Università degli Studi di Padova, Palazzo del Bo, Aula Magna “Galileo Galilei”

“Non ci sono diritti senza responsabilità

Antonio Papisca (1936-2017)

Programma (*)

 

 

Lunedì 4 dicembre 2017

Aula Magna “Galileo Galilei” Università degli Studi, Palazzo del Bo, via VIII Febbraio 2

 

ore 8.30 Accoglienza e registrazione dei partecipanti

 

ore 9.30 Ritroviamo la bussola!

 

Introduzione musicale del Coro Valussi degli studenti dell’Istituto Comprensivo II di Udine e della cantautrice Erica Boschiero

 

La lezione del Prof. Antonio Papisca (video)

 

Marco Mascia, Direttore del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova

 

Francesca Benciolini, Assessore alla pace, ai diritti umani e alla cooperazione internazionale, Comune di Padova

 

Aluisi Tosolini, Coordinatore della Rete Nazionale delle Scuole di Pace

 

Flavio Lotti, Direttore del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

 

don Pierluigi Di Piazza, Presidente del Centro di Accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano (Ud)

 

Gabriella Stramaccioni, Garante dei Diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale

 

Paolo Borrometi, Giornalista e scrittore

 

Giuseppe Giulietti, Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana

 

Loredana Panariti, Assessore all’Istruzione e alle pari opportunità, Regione Friuli Venezia Giulia

 

Giovanna Boda, Capo Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri *

 

Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea

 

Jean Fabre, Task force dell’Onu sull’economia sociale solidale

 

p. Egidio Canil, Francescano della Basilica di Sant’Antonio di Padova

 

ore 11.45 Inaugurazione dell’Anno dei diritti umani

 

Intervento musicale del Coro Valussi degli studenti dell’Istituto Comprensivo II di Udine

 

Rosario Rizzuto, Magnifico Rettore, Università degli Studi di Padova

 

Fabrizio Petri, Presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

 

Gianni Magazzeni, Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Ginevra

 

Valeria Fedeli, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

 

ore 13.00 Pausa pranzo

 

ore 14.30 Che ne facciamo dei diritti umani?

Progettiamo assieme l’anno dei diritti umani

 

Gianni Magazzeni, Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Ginevra

 

Jean Fabre, Task force dell’Onu sull’economia sociale solidale

 

Elisa Marincola, Portavoce di Articolo 21

 

Paolo Sciascia, Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione, MIUR

 

Monia Andreani, Università per Stranieri di Perugia

 

Marco Piccolo, Responsabile Servizio Strategie Banca Etica

 

don Albino Bizzotto, Presidente Beati i Costruttori di Pace

 

Lisa Clark, Co-Presidente dell’IPB

 

Vittorio di Trapani, Segretario Nazionale dell’Usigrai

 

Francesco Cavalli, Dalla parte di Nice

 

Guido Barbera, Presidente del Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale (CIPSI)

 

Rosario Lembo, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua

 

Piero Piraccini, Coordinatore Tavola della Pace

 

ore 17.15 Presentazione dell’Annuario italiano dei diritti umani (Padova University Press) Intervengono: Roberto De Vogli, Università di Padova; Gianni Magazzeni Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani delle NU; Fabrizio Petri, Presidente CIDU; Andrea Cofelice, Pietro de Perini, Claudia Pividori del Gruppo di ricerca e redazione dell’Annuario.

 

ore 18.00 Conclusione dei lavori della prima giornata

 

 

Martedì 5 dicembre 2017

 

ore 9.00 Ogni scuola un laboratorio dei diritti umani (Sessione dedicata alla progettazione didattica)

Auditorium Centro Culturale San Gaetano, via Altinate 71

 

Sergio Giordani, Sindaco di Padova

 

Flavio Lotti, Direttore del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

 

Marco Mascia, Direttore del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova

 

Aluisi Tosolini, Coordinatore della Rete Nazionale delle Scuole di Pace

 

Italo Fiorin, Direttore della Scuola di Alta Formazione EIS-LUMSA di Roma

 

Luciano Corradini, Professore emerito di Pedagogia generale nell’Università di Roma Tre

 

p. Antonello Fanelli, Sacro Convento di San Francesco d’Assisi

 

ore 10.30 Laboratori

 

Laboratorio 1: scuole del Primo Ciclo

 

Laboratorio 2: scuole del Secondo Ciclo

 

ore 13.00 Pausa pranzo

 

ore 14.30 Continuazione dei Laboratori

Palazzo Moroni, Sale Palladin e Anziani, via VIII Febbraio 8 (sede del Comune di Padova)

 

ore 16.00 Il meglio della scuola per il bene della società

 

Sintesi dei risultati dei laboratori e delle proposte emerse

 

ore 17.00 Conclusione dei lavori

 

* * *

 

Il Corso è organizzato da: Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova, Comune di Padova, Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, Scuola di Alta Formazione EIS-LUMSA, Rete Nazionale delle Scuole per la Pace, Tavola della Pace, Cipsi. Con il sostegno di Banca Etica.

 

Il Corso è parte del Programma nazionale di educazione ai diritti umani e alla cittadinanza glocale “Diritti e Responsabilità” promosso in collaborazione con il MIUR – Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione

 

(*) Il programma potrebbe subire modifiche

 

 

 

Per adesioni e informazioni

 

Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

tel.  075/5722148 – 335.1431868 – fax 075/5721234

email info@scuoledipace.it www.lamiascuolaperlapace.it

 

Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”

Università degli Studi di Padova

Tel. 049/827 1813 – fax 049/827 1816

email centro.dirittiumani@unipd.it http://unipd-centrodirittiumani.it

 

* * *

 

Per prenotare l’alloggio suggeriamo l’Hotel Casa del Pellegrino

Via Melchiorre Cesarotti, 21 35123 Padova

Tel. 049.8239711 – Fax 049.8239780 – email  info@casadelpellegrino.com

(a partire da 43 €)

Presentazione di Questioni etiche nel caregiving. Contesto biopolitico e relazione di cura

FIMP  e Associazione Maruzza Marche ONLUS

 

Presentano il libro

Questioni etiche nel caregiving. Contesto biopolitico e relazione di cura, Carocci, 2017

di Monia Andreani

 

4 febbraio 2017 ore 10.30 – Sala di Rappresentanza della Fondazione Carifano, Via Montevecchio 114

 

 

Saluti:

Massimo Seri, Sindaco di Fano

Fabio Tombari, Presidente Fondazione Carifano

Elmo Santini, Associazione Maruzza Marche Onlus

Paola Celani, Federazione Italiana Medici Pediatri di Pesaro

Intervengono:

Carlo Brunori, Hospice Fossombrone

Giovanni Del Gaiso,  OMOP Pesaro

Deborah Gordini, Agenzia Sanitaria Regionale

Mauro Mancino, FIMP

Tiziana Massaro, Associazione Una speranza per Federico

Andrea Romiti, Associazione Genitori Sindrome di Williams Fano

Modera: Roberto Budassi, FIMP

 

Sarà presente l’Autrice

 

A seguire concerto di pianoforte del Maestro Massimo Spataro

 

 

Con il patrocinio di: Fondazione Carifano, Asur Area Vasta 1, Ordine dei Medici Chirurghi, Odontoiatri di Pesaro (OMOP)

Si ringraziano: Bcc di Suasa, Naver di Carmelo Cogliandro

 

 

 

http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843082346

 

Monia Andreani, Questioni etiche nel caregiving. Contesto biopolitico e relazione di cura, Carocci, 2016

 

In breve

 

L’essere umano è fragile e vulnerabile, e vive in una relazione di cura in ogni momento della sua vita. In questo senso, la cura è il grado zero della nostra umanità, la possibilità stessa di esistere. Purtuttavia, essa è stata a lungo assente dal dibattito teorico politico o considerata per lo più nella sua dimensione assistenziale, come questione privata e impolitica. Di recente, però, si è aperto un canale nella riflessione filosofica che, da punti di vista anche molto diversi, la riporta al centro dell’attenzione. Il volume si inserisce in tale nuova tendenza, assumendo il tema in tutta la sua complessità: filosofica, antropologica e sociale. Focalizzandosi sulla vulnerabilità come dato ontologico dell’umanità, e partendo dall’esperienza della guerra, il testo ricostruisce una serie di passaggi teorici della modernità e della contemporaneità politica ? da Hobbes a Foucault, da Weil a Tronto passando per Carlo Gnocchi e Rosanna Benzi ? fondamentali per indagare la cura intesa come caregiving – cioè il prestare cura materiale e quotidiana – come pratica universale che investe una molteplicità di dimensioni, come dato esperienziale essenziale alla vita. In particolare, analizzando l’esperienza di genitori di bambini dichiarati inguaribili, l’autrice si sofferma sulla vulnerabilità nella sua versione radicale posta in relazione al contesto ospedaliero e alla pediatria territoriale.