Wide open Eyes

by Monia Andreani


Monia Andreani, Twilight. Filosofia della vulnerabilità

di Sara Rapa

   Riflettere sulla responsabilità individuale di fronte alla violenza, che ci unisce così come ci uniscono la sofferenza e la vulnerabilità, tenendo gli occhi bene aperti sulle incertezze e sulla cupezza del nostro presente: ecco il non facile obiettivo dell’ultimo libro della filosofa Monia Andreani, intitolato Twilight. Filosofia della vulnerabilità, pubblicato dalla casa editrice EV nel 2011.

   L’autrice legge, analizza e interpreta tali questioni confrontandosi con la versione più attuale di una figura dell’immaginario moderno quale è stata quella del vampiro, che dall’essere il simbolo del male e un’icona della violenza cieca si è trasformato fino a presentare i segni di un soggetto che, pur rimanendo immortale, è segnato dalla perdita e dalla sofferenza. “Negli anni vi è stata una mutazione antropologica della figura del vampiro** che lo ha reso più umano: non è più un mostro assetato di sangue, apparentato con il demonio, signore della notte che uccide con macabro piacere; [è diventato] un condannato alla vita eterna che deve mangiare per forza, per istinto di autoconservazione”. Se Dracula è il vampiro che incarna il male per il male, perché non vi è mai ombra di cedimento nella forza della sua malvagità, e il vampiro Louis (protagonista di Intervista con il vampiro, che si nutre di animali e non aggredisce gli umani) rappresenta “il punto di rottura nel ciclo di morte individuato nel pasto di sangue e nella trasformazione degli esseri umani”, è certamente il vampiro Carslile della saga di Twilight, che di professione fa il medico e si prende cura degli altri, degli umani, il prodotto più innovativo e più interessante di tale trasformazione. I vampiri d’oggi sono miti e riflessivi e non rifuggono la luce. Sono perfettamente consapevoli del fatto che quella che conducono sia una vita da reietti: separati dagli umani, sono obbligati a vivere in uno stato di solitudine che li fa soffrire, li rende infelici, e che a tratti si rivela addirittura lacerante, ma al quale non possono rinunciare per non correre il rischio di cedere alla tentazione di uccidere. Percepiscono la loro eternità come un misero destino, una condanna, non certo come un privilegio, costretti come sono a vivere un presente senza fine e quindi senza futuro, prigionieri di “un ‘sempre’ che ha perso la sua misura”; quindi non sponsorizzano la trasformazione da umani a vampiri – che per loro non è altro che una sospensione della vita – e non desiderano metterla in atto.

   In Twilight, afferma Andreani, viaggiamo dentro una metafora della crisi: analizzare i vampiri, “controfigure fantastiche dell’umanità occidentale” che ha preso piena consapevolezza di sé a partire dalla modernità, è un po’ come osservare la nostra storia recente, con tutte le sue contraddizioni, riflessa in uno specchio che ingigantisce ogni particolare, e cercare proprio in quei particolari le ragioni della crisi attuale. Non solo: “al centro del conflitto tra vita e morte messo in campo da vampiri, licantropi ed esseri umani, cerchiamo un significato di vulnerabilità per rilanciare le sfide etiche della responsabilità e dell’amore senza possesso, in cui maschile e femminile possano tracciare inediti legami”. I romanzi di Stephenie Meyer presentano infatti, da un lato, tre personaggi maschili (i vampiri Edward e Carlisle e il licantropo Jacob) dotati di una virilità niente affatto stereotipata, che “propongono una riconfigurazione del maschile su forme meno tradizionali” e, dall’altro, un personaggio femminile (l’umana Bella) che è una “raffigurazione […] post-femminista della femminilità”, una giovane donna che vuole essere riconosciuta per quello che è, per le sue azioni e per le sue scelte di vita. E così Edward e Bella costruiscono la loro relazione sul confronto e sulla condivisione delle scelte; la loro storia d’amore “è rappresentata come un continuo lavoro […] creativo, fatto di mediazioni e compromessi tra due esseri diversissimi, ma uguali perché entrambi autonomi e liberi[. È] un incontro tra due soggetti che si amano e che si rispettano nella loro insormontabile ma anche stimolante differenza”.

   Siamo di fronte a un libro di carattere divulgativo, destinato a un pubblico più ampio di quello accademico, ma che va considerato a tutti gli effetti un testo filosofico, nel quale l’agibilità e la piacevolezza della lettura nulla tolgono alla puntualità e alla sagacia dell’analisi e alla pregnanza dei contenuti. In queste pagine intense e ricchissime di riferimenti filosofici e letterari, confluiscono e si intrecciano le tre direttrici principali lungo le quali si è articolato fino ad ora il percorso intellettuale della filosofa, ovvero: la vulnerabilità e l’etica della cura/responsabilità nella nostra condizione umana all’inizio del nuovo millennio; la differenza di genere (la metafora dei vampiri viene letta infatti anche nello spettro del gender); le dinamiche etiche del “vitalismo” come corrente filosofica e come questione che la biologia pone alla filosofia in tutto il Novecento, tra l’evoluzionismo, il genoma e la bioetica. “La rappresentazione di auto-conservazione e di accrescimento del vampiro – scrive a tale proposito Andreani – che non è mortale [e] quindi non ha termine, ed è invulnerabile a malattie e a decadimento fisico, costituisce una trasposizione fantastica del vitalismo, perché la vita del vampiro è effettivamente la quintessenza della vita per la vita, e ha il suo massimo sviluppo all’interno di una parabola storica definita, in cui il concetto stesso di vita diventa centrale e indiscusso protagonista dello sviluppo scientifico e bio-medico, dalla fine dell’Ottocento (dall’epoca di Darwin) fino ad oggi”.

 



** Andreani cita i libri, le saghe più famose sul genere e alcuni film particolarmente significativi, in ordine:

1. Nosferatu, un film di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922;

2. Dracula. Il romanzo, di Bram Stoker è del 1897; il film, di Tod Browning, è del 1931;

3. Carmilla, un racconto di Joseph Sheridan Le Fanu del 1872;

4. The Hunger. Il romanzo, di Whitley Streiber, è del 1981; il film (uscito in Italia col titolo Miriam si sveglia a mezzanotte) è di Tony Scott, ed è del 1983;

5. la saga delle Cronache dei Vampiri, di Anne Rice, si compone di dieci libri: Intervista con il vampiro (Interview with the Vampire, 1976), Scelti dalle tenebre (The Vampire Lestat, 1985), La regina dei dannati (The Queen of the Damned, 1988), Il ladro di corpi (The Tale of the Body Thief, 1992), Memnoch il diavolo (Memnoch the Devil, 1995) Armand il vampiro (The Vampire Armand, 1998), Merrick la strega (Merrick, 2000), Il vampiro Marius (Blood and Gold, 2001), Il vampiro di Blackwood (Blackwood Farm, 2002) e Blood (Blood Canticle, 2003). Andreani si concentra soprattutto sul primo di questi libri, e sull’omonimo film di Neil Jordan (1994);

6. la saga di Twilight, di Stephenie Meyer, si compone di quattro libri: Twilight (2005), New Moon (2006), Eclipse (2007) e Breaking Dawn (2008). Quanto ai film: Twilight, di Catherine Hardwicke, è del 2008; New Moon, di Chris Weitz, è del 2009; Eclipse, di David Slade, è del 2010; Breaking Dawn (parte prima), di Bill Condon, è del 2011.